Parlare di sesso assegnato alla nascita è una follia

sesso assegnato alla nascita

Su “La Stampa” si parla del “sesso assegnato alla nascita”. Lo scrive la giornalista Monica Perosino, cadendo in tutte le contraddizioni di chi aderisce al repertorio gender.


 

Si sa che le mode in Italia vengono importate quasi sempre dagli Stati Uniti.

Lo stesso è capitato con l’ideologia di genere, la colonizzazione mentale e antiscientifica per cui il sesso non sarebbe binario ma esisterebbe un orientamento psicosessuale (gender) differente dal sesso anatomico (sex).

Mentre negli USA questa moda è ormai fortemente in crisi, tanto che in alcuni Stati è quasi uno stigma intellettuale continuare a sostenerla, in Italia non è ancora così.

Per questo è possibile che alla vigilia di Natale su uno dei principali quotidiani del Paese una giornalista abbia davvero potuto scrivere che il sesso viene assegnato alla nascita. E’ una delle tante follie ripetute per anni dai teorici del gender e caposaldo dei gender studies.

Lo ha scritto su “La Stampa” Monica Perosino, attivista arcobaleno e corrispondente per l’Europa orientale, in particolare sulla guerra in Ucraina.

Perosino sembra interpretare perfettamente il manuale gender, secondo il quale non esiste alcuna teoria di gender e che è tutto un complotto dei negazionisti di destra. Il leader di Rifondazione Comunista, Marco Rizzo, non sarà molto contento di essere definito così.

 

I transgender sono sempre esistiti?

Secondo la giornalista «la fluidità di genere appartiene alla Storia dell’Umanità».

Non sappiamo a cosa si riferisca nello specifico ma se oggi siamo qui a parlarne è perché ciò che davvero è appartenuto alla Storia dell’Umanità è stato fortunatamente il binarismo maschile e femminile.

Monica Perosino è però convinta che i transgender siano sempre esistiti «in ogni cultura dall’alba dei tempi» e vi sarebbero esempi «dalle culture antiche, come quelle mesopotamiche e indiane».

La giornalista confonde alcuni casi di atipicità dei cosiddetti ruoli di genere presenti in culture antiche, come gli Hijra in India o i sacerdoti gala della Mesopotamia, ma queste figure non si identificarono appartenenti a un genere diverso dal proprio sesso biologico e il loro comportamento era integrato in contesti rituali e religiosi, non certo come espressione di un’identità personale.

Inoltre l’esponenziale crescita del fenomeno transgender è assolutamente moderno per motivi che gli attivisti di genere difficilmente citano, i ricercatori infatti suggeriscono1Malone W.J., Time to Hit Pause on ‘Pausing’ Puberty in Gender-Dysphoric Youth, Medscape 17/09/2021 2Korte, A., Gille, G., Elective affinities? Trans-identification and anorexia nervosa as maladaptive attempts to resolve developmental conflicts in female adolescence, Sexuologie 2023 che le condizioni di salute mentale comorbili potrebbero avere un ruolo determinante nel tasso di rapida crescita di identificazione transgender.

Parallelamente, un altro dato che non verrà mai citato dai sostenitori del gender è che gli studi3Academie Nationale De Medicine, Communiqué, 28/02/2022 4Hall R. et al., BJPsych Open 2021 5Butler C. & Hutchinson A., Child and Adolescent Mental Health, 2020 6Pazos-Guerra M. et al., Endocrinología, Diabetes y Nutrición 2020 indicano una forte crescita, di pari passo, del fenomeno dei “detransizionisti”. Coloro che, dopo aver intrapreso un percorso di “transizione di genere”, scelgono di interromperlo per tornare a vivere in linea con il sesso biologico.

 

Monica Perosino e il “sesso assegnato alla nascita”

La vera perla della giornalista Monica Perosino è però la definizione di transgender come persona «la cui identità di genere è diversa dal sesso assegnato alla nascita».

Innanzitutto Perosino mostra certezze che il mondo scientifico non ha. Una dichiarazione dell’Endocrine Society illustra che l’unica certezza al momento è che il sesso è certamente binario (M/F), mentre riguardo al concetto di “genere” e di “identità di genere” come concetto psicologico di auto-percezione dell’individuo «un chiaro fondamento biologico causale deve ancora essere dimostrato».

Con la definizione “sesso assegnato alla nascita” gli attivisti gender intendono dire che al momento del parto i medici non prendono semplicemente atto delle caratteristiche anatomiche e genitali del neonato per stabilire il sesso come previsto in Italia dal D.P.R. del 3/11/2000 (n. 396), ma lo assegnerebbero arbitrariamente e questa assegnazione potrà essere confermata o smentita dal soggetto stesso quando ne avrà facoltà mentale.

A sostegno di ciò gli attivisti chiameranno in causa alcune anomalie genetiche rare come la sindrome di Turner, dove effettivamente una persona può avere un solo cromosoma X, o la sindrome di Klinefelter (XXY), o altre variazioni intersessuali. Inutile sottolineare l’assurdità nell’usare rare anomalie per tentare di invalidare la norma.

Ricordiamo che le variazioni intersessuali si riscontrano nello 0,018% della popolazione e le anomalie dei genitali si verificano 1 volta su 4500 nascite (lo 0.0222% dei casi).

 

La fallacia dell’appello alla popolarità (attuale)

L’articolo della giornalista Monica Perosino termina con la fallacia dell’argumentum ad populum.

Tanti Paesi “buoni” (Malta, Argentina, Spagna, Belgio, Svezia, Norvegia, Danimarca) stanno riconoscendo la “riassegnazione del genere anagrafico”, mentre i pochi “cattivi” (Stati Uniti, Ucraina, Russia, Italia, Ungheria) continuano a violare questo “diritto”.

E’ un’ingenuità confondere legalità con moralità: il fatto che la schiavitù, il colonialismo o l’eugenetica fossero ampiamente accettate, insegnate e promosse dalla maggior parte dei Paesi citati come “buoni” (e anche nei “cattivi”) da Perosino non significa che fossero pratiche moralmente lecite.

Le mode ideologiche vanno e vengono e la moralità è indipendente dal consenso relativo ad un determinato periodo storico.

Considerando come sta cambiando l’opinione pubblica su questi temi difficilmente tra dieci anni la giornalista Monica Perosino potrà scrivere del “sesso assegnato alla nascita” senza scoppiare a ridere, lei stessa per prima.

 


Su questo tema consigliamo il video qui sotto (pubblicato e tradotto sul nostro canale YouTube), un dialogo tra il biologo Richard Dawkins e la femminista Helen Joyce in cui si parla degli “inganni dei trans-attivisti”.

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Autore

La Redazione

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