Massimo Campanini, islamista: «Gesù? Un profeta come altri»

Secondo l’islamista Massimo Campanini, Gesù è stato uno dei tanti profeti del I secolo, senza alcuna peculiarità. Ma gli studiosi sottolineano invece tante peculiarità che rendono Gesù di Nazareth un uomo unico ed eccezionale tra i suoi contemporanei.


 

E’ stato senza dubbio uno dei più importanti studiosi italiani dell’Islam.

Massimo Campanini, deceduto nel 2020, è stato docente di Cultura e civiltà islamica presso lo IUSS di Pavia. Il suo ultimo libro si intitola Maometto. L’inviato di Dio (Salerno 2020), un’analisi storica dell’uomo vissuto tra il 571 e il 632 dopo Cristo.

Un’esaustiva recensione a firma di Paolo Mieli è apparsa sul Corriere della Sera.

Nonostante la rilevanza internazionale degli studi islamici di Campanini, in questo libro sembra ridurre e sminuire le conoscenze storiche su Gesù di Nazareth.

 

Massimo Campanini: “Gesù uno dei tanti profeti”

Il noto islamista milanese sostiene infatti che mentre i Vangeli canonici, gli apocrifi e i testi gnostici presentano una «documentazione interna» alla tradizione cristiana, la “documentazione esterna” sarebbe «poverissima e molto vaga».

Per questo, conclude Campanini:

«Se la storicità di Mosè è assai dubbia», di Gesù si può dire che «è certamente esistito» ma «nulla dal punto di vista storico ci dimostra apoditticamente che Gesù sia stato “diverso” rispetto ai non pochi profeti annunciatori del Regno di Dio (tra cui il Battista, di cui viene descritto come discepolo) che percorrevano la Palestina negli anni di Erode».

Gesù di Nazareth potrebbe benissimo essere stato uno qualsiasi all’interno di questa vasta moltitudine.

Addirittura, prosegue Camparini, le testimonianze esterne coeve riguardanti la figura di Maometto sarebbero ben più numerose, anche se non per questo «più conclusive» di quelle su Gesù.

Non vorremmo occuparci ancora delle fonti extra-cristiane di Gesù, alle quali abbiamo dedicato un intero dossier.

Così come non vogliamo confrontare quali tra le fonti cristiane e quelle riguardanti il Maometto storico vantino maggior abbondanza o miglior attendibilità, anche se sarebbe abbastanza semplice documentare perché le dichiarazioni del noto studioso non sono corrette.

 

Massimo Campanini e il comparativismo religioso

Parliamo invece del “Gesù, uno tra i tanti”.

Campanini nel suo ultimo libro si inserisce tra quelli che l’eminente biblista Giuseppe Barbaglio definisce “cultori del comparativismo religioso”, tesi a spiegare le credenze cristiane con la mitologia pagana o la religiosità ebraica.

Altri comparativisti accoppiano invece Gesù alle divinità pagane, come abbiamo già osservato in Ultimissima 09/03/15 e Ultimissima 19/93/16.

Capita però, come nel caso dell’islamologo italiano, che il parallelismo avvenga con altri profeti o aspiranti messia contemporanei di Gesù.

L’analisi del mondo in cui visse Gesù è un tema frequentemente affrontato dagli studiosi del primo cristianesimo.

Effettivamente nei primi anni settanta del I secolo comparvero una serie di figure particolari, come i ‘profeti della parola’ (vedi Gesù di Anania), i ‘profeti dei segni’, i ‘profeti di azione’ (vedi Teuda) che Flavio Giuseppe definisce “impostori e truffatori”1F. Giuseppe, Antichità Giudaiche 20, pp. 167-168.

Sempre contemporanei a Gesù vi furono i ‘profeti politici’, che anelavano alla corona di re dopo aver sconfitto il potere romano (vedi Giuda, Simone, Atronge e fratelli ecc.).

Ci sono motivi per cui Massimo Campanini sbaglia e che rendono invece Gesù di Nazareth un soggetto unico in tutta la storia dell’umanità. Ecco quali sono.

 

Le differenze tra Gesù e Giovanni Battista

Il primo aspetto è la differenza di Gesù di Nazareth da Giovanni Battista, ampiamente citata da Massimo Campanini.

Gesù può essere collocato nel solco dei fautori della rifioritura spirituale del popolo, come fu anche Giovanni Battista.

Ma con importanti peculiarità e differenze, già sottolineate nel nostro dossier sulla storicità di Giovanni Battista.

Se consideriamo il rapporto tra Gesù e Giovanni Battista (citato da Campanini), l’eminente studioso Giuseppe Barbaglio ha osservato che «dai profeti di pura denuncia e giudizio, come per esempio Gesù di Anania, ma anche dal Battista, lo divide la sua primaria attenzione alle nuove possibilità che Dio offre al popolo: il suo messaggio è, innanzitutto, ‘vangelo’, lieto annuncio»2G. Barbaglio, Gesù, ebreo di Galilea, EDB 2002, p. 101.

Le differenze tra il Battista e Gesù sono sottolineate a lungo dal noto biblista statunitense J.P. Meier, quando ricorda che «il ministero di Gesù diverge fortemente da quello di Giovanni e addirittura lo trascende»3J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 187.

Lo stesso storico ebreo Flavio Giuseppe nelle sue sue Antichità, attribuì solo a Gesù un certo numero di gesta miracolose, non lo fece invece con nessun’altra figura religiosa del I secolo. Se riservò parole elogiative a Giovanni Battista, soltanto Gesù fu indicato come operatore di miracoli e come maestro.

Anche in questo, osserva J.P. Meier, Gesù spicca come una eccezione nella Palestina del I secolo4John P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, pp. 705, 706.

 

L’unicità di Gesù, pretesa divina del Messia.

Vi è un secondo aspetto, ancora più importante.

L’ha sottolineato Raymond Brown, già presidente della Society of New Testament Studies, quando ha affermato: «Si incontra a volte l’affermazione secondo cui in Palestina c’erano molti altri aspiranti messia in quel momento. In realtà non ci sono prove che qualche ebreo affermasse o si dicesse che fosse il Messia prima di Gesù di Nazareth (e fino ad un secolo dopo la sua morte)»5R.E. Brown, An Introduction to the New Testament, Doubleday 1997, p. 820.

Chi tra tutti i profeti ebrei si è mai dichiarato il Messia, a parte Gesù?

Anche Barbaglio ha notato «come il termine ‘il messia’ per indicare il futuro re non appaia nelle Scritture ebraiche e solo raramente faccia la sua comparsa nel giudaismo degli anni 250 a.C. – 200 d.C. In ogni modo il cristianesimo delle origini non ha esitato a proclamare ore rotundo che ‘il messia’ (il Cristo dal greco christos), messia davidico, è Gesù di Nazareth»6G. Barbaglio, Gesù, ebreo di Galilea, EDB 2002, p. 604.

Su questo è intervenuto anche lo statunitense J.P. Meier: «Occorre ribadire con forza che non c’è alcuna prova chiara nella letteratura del periodo grecoromano che, a prescindere da Gesù, qualche ebreo abbia mai preteso di essere il messia, o sia stato considerato tale dai suoi seguaci»7J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 705.

 

Dio e la figliolanza di Gesù

Un terzo aspetto rilevante è un’altra unicità di Gesù di Nazareth.

Sempre il noto biblista italiano Giuseppe Barbaglio, nel suo celebre Gesù, ebreo di Galilea (EDB 2002), ha osservato che Gesù fu anche l’unico ad attribuirsi una specifica figliolanza divina.

Oltre ad essere l’unico ad aver osato presentarsi come “il Messia”, tra tutti i vari leader carismatici che caratterizzavano la sua epoca storica «si distingueva per il suo ruolo di mediatore storico della definitiva regalità divina di Dio Padre e per uno specifico rapporto funzionale con lui […]. La figliolanza divina di Gesù è del tutto esclusiva»8G. Barbaglio, Gesù, ebreo di Galilea, EDB 2002, p. 605.

E’ noto a tutti il suo chiamare Dio “abbà”, che si potrebbe tradurre con “paparino”. Un appellativo sconosciuto nella tradizione giudaico-palestinese precristiana.

Più misteriosa e complessa, invece, l’identificazione di Gesù con il figlio dell’uomo, anch’essa tuttavia esclusiva: «I due articoli aramaici» che definiscono tale titolo, spiega il biblista, «sono presenti solo nei Vangeli e di regola soltanto in bocca a Gesù»9G. Barbaglio, Gesù, ebreo di Galilea, EDB 2002, p. 610.

 

Lo stile missionario e l’annuncio del Regno di Dio

Il quarto aspetto di unicità di Gesù di Nazareth fu lo stile missionario, totalmente inedito.

Il biblista italiano Barbaglio dopo aver analizzato la predicazione di tanti altri uomini carismatici dell’epoca, ha concluso che «è da escludere l’equiparazione con i capi carismatici del I sec. Gesù non ha chiamato le masse a seguirlo, ma singoli individui scelti, e non ha perseguito alcun progetto politico-rivoluzionario»10G. Barbaglio, Gesù, ebreo di Galilea, EDB 2002, p. 389.

Gesù si differenziò nettamente anche dall’istituto maestro-discepoli tipico del rabbinismo: gli apostoli (tra cui molte discepole donne, altro elemento innovativo) sono chiamati a condividere la sua vita e missione, non sono loro a scegliere il maestro per essere ammaestrati a fini didattici.

Le esortazioni di Gesù, ha proseguito Barbaglio, sono «esigenze di un vivere positivo senza fondarle sul dettato della Torah. Per questo non veste i panni di un rabbino e neppure quelli di un Maestro di giustizia, intenti a leggere i precetti della Legge e a interpretarli applicandoli alle situazioni del presente. Non è stato per nulla un maestro della legge»11G. Barbaglio, Gesù, ebreo di Galilea, EDB 2002, p. 433.

Su questo anche J.P. Meier indica la scuola di Gesù come unica rispetto a qualunque altra scuola greco-romana, in nessuna di esse infatti venne richiesto «un impego tanto radicale»12J.P. Meier, Un ebreo marginale, vol. 3, Queriniana 2003 p. 108. Per non parlare dell’altra «caratteristica unica», ovvero l’apertura del gruppo dei discepoli ad estranei, tra cui malfamati esattori delle tasse e peccatori13J.P. Meier, Un ebreo marginale, vol. 3, Queriniana 2003 p. 109 e la presenza di numerose discepole femmine, altro elemento «innovativo e discontinuo»14J.P. Meier, Un ebreo marginale, vol. 3, Queriniana 2003 pp. 116-123.

Si potrebbe poi approfondire l’inedita e radicale volontà escatologica di Gesù per la riunificazione delle dodici tribù di Israele, tanto da nominare appositamente dodici apostoli15J.P. Meier, Un ebreo marginale, vol. 3, Queriniana 2003 pp. 140-155. Ma questo ci porterebbe troppo lontani.

Il cuore della missione di Gesù è il Regno di Dio che entra nella storia per giudicare e salvare.

Questo potrebbe assomigliare effettivamente all’annuncio di altri profeti escatologici del suo tempo, ma ancora una volta l’unicità radicale di Gesù di Nazareth si manifesta, tra tutti i suoi predecessori, contemporanei e successori, quando annuncia il Regno di Dio mediante il suo stesso ministero.

Con Gesù di Nazareth compare una pretesa divina, fino ad allora sconosciuta. Ne abbiamo parlato già in Ultimissima 11/04/2016.

 

A conclusione della sua monumentale opera, J.P. Meier scrive sulla radicale unicità di Gesù:

«Di fatto, ciò che rese Gesù eccezionale, se non unico, fu non solo il suo ruolo di taumaturgo ed esorcista, ma piuttosto la sua integrazione in una sola persona dei ruoli di esorcista, maestro di morale, centro di attrazione di discepoli e profeta escatologico. Non un unico aspetto della vita e del ministero di Gesù, ma piuttosto la speciale configurazione dei suoi diversi ruoli, che formano un tutt’uno, rappresenta un ‘unico’»16J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 2, Queriniana 2003, p. 487.

Altro, dunque, che “un profeta qualsiasi”!

Se il filosofo Jean Guitton definì Gesù il “fulcro della storia”, lo scrittore contemporaneo Claudio Magris ha mostrato che non c’è bisogno di essere cristiani per affermare che “Gesù è una figura unica anche per chi non lo crede figlio di Dio”.

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Autore

La Redazione

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